Eppure c’è un pezzo di manzo snobbato, dal prezzo gentile e dal profumo che fa voltare la testa al vicinato. Non lo vedi in vetrina tutti i giorni, ma quando arriva, cambia la partita.
La scena è questa: banco del macellaio, sabato mattina, fila lenta e chiacchiere di paese. Davanti a me sfilano costate lucide e fiorentine che sembrano trofei. Il macellaio, con un mezzo sorriso, tira fuori dalla carta un pezzo lungo, scuro, attraversato da fibre marcate. Dice piano: “Prova questo, in Argentina lo chiamano entraña”. Io annuso, sento ferro e pascolo, penso a brace viva e a un taglio che non ho quasi mai visto. Mi scivola l’idea di una bistecca democratica, potente e rapida, senza bisogno di cerimonie. Poi immagino il primo morso, crosta scura e centro rosato. Un nome: diaframma.
Il taglio che ignoriamo: perché il diaframma merita la griglia
Il diaframma è un muscolo sottile e saporito, spesso confuso con frattaglie e lasciato per ultimo. Viene dalla zona che separa torace e addome, ha fibre lunghe e un gusto che sa di bovino adulto senza essere invadente. In griglia fa scintille: si colora in fretta, resta succoso dentro e sprigiona quel sentore affumicato che cerchiamo nelle sere d’estate.
Giorgio, macellaio a Modena, mi racconta che i clienti lo guardano perplessi, poi tornano e ne chiedono ancora. Una sera di giugno l’ho portato a una grigliata in cortile: marinato dieci minuti con olio, lime e aglio, fuoco vivo e due giri veloci. A tavola è sceso il silenzio, poi qualcuno ha sussurrato: “È picanha?” No, e costa meno. Eppure il sorriso era lo stesso, se non più largo.
Perché funziona così bene? Fibre spesse che amano il calore diretto, spessore irregolare che permette crosta e morbidezza insieme, grasso superficiale che si scioglie al momento giusto. La chiave è la velocità: alta temperatura, tempi corti, riposo breve e taglio netto controfibra. Il risultato è una carne che morde, profuma e non stanca il palato. **È la bistecca agile che fa sembrare bravo anche chi griglia di rado.**
Dal banco alla brace: metodo semplice e gesti che fanno la differenza
Chiedi al macellaio un diaframma pulito o con la pellicola da rimuovere a casa. A casa, asciugalo bene e sala leggermente su entrambi i lati 40 minuti prima, così il sale lavora. Marinatura lampo se ti piace: olio, succo di agrume, poco aglio, pepe. Griglia rovente, griglia pulita, niente ansia: 2-3 minuti per lato per una pezzatura sottile, togli quando è tra 52 e 55 °C al cuore. Riposo 3-5 minuti, poi coltello affilato e taglio deciso controfibra.
Gli errori più comuni? Cuocerlo troppo, perché sembra “crudo” in centro per via delle fibre scure. Bucarlo con la forchetta e perdere succhi. Marinare per ore e ore fino a cancellare il gusto di carne. Ci siamo passati tutti: il timore di sbagliare, la fiamma che sale, qualcuno che chiede “è pronto?”. Respira, alza la griglia se serve, sposta il pezzo su zona meno calda. Diciamoci la verità: nessuno lo fa davvero tutti i giorni.
Se vuoi un promemoria che resti in testa, tieni tre immagini: brace viva, gesto rapido, lama obliqua. E una frase del macellaio che non si dimentica.
“Il diaframma lo rispetti tagliandolo controfibra. Se sbagli il verso, diventa gomma. Se lo azzecchi, vola.”
- Taglialo a strisce di 1-2 cm, in diagonale rispetto alle fibre.
- Finisci con sale in fiocchi, pepe pestato e un filo d’olio buono.
- Per freschezza: scorza di limone o prezzemolo tritato al momento.
- Per dolcezza: una punta di miele nella marinatura “brucia” bene la crosta.
- Per il fumo: una manciata di chips di legno su braci già ardenti.
Una scelta furba, gustosa e un po’ controcorrente
Il diaframma è un invito a cambiare abitudini senza complicarci la vita. Costa meno di molti tagli “nobili”, allarga il repertorio, riduce gli sprechi usando una parte spesso dimenticata. In tempi di portafogli attenti e cene improvvisate, è una scorciatoia onesta verso il sapore. Lo scegli una volta per curiosità e finisci per tenerlo in lista ogni volta che c’è brace. Condivide l’anima con le asados sudamericani e sta benissimo nelle nostre corti, tra pane casereccio e vino rosso agile. È un boccone che crea conversazioni, perché svela qualcosa a chi lo assaggia. **Provalo con qualcuno che ami e ascolta il rumore della crosta quando il coltello affonda.** Poi, magari, raccontalo al tuo macellaio: a volte il pezzo migliore è quello che non guardiamo.
| Punto chiave | Dettaglio | Interesse per il lettore |
|---|---|---|
| Il taglio | Diaframma di manzo, fibre marcate, gusto intenso | Alternativa economica e saporita alla solita costata |
| La tecnica | Calore alto, tempi brevi, riposo e taglio controfibra | Morbidezza e succosità senza complicazioni |
| Il tocco finale | Sale in fiocchi, agrumi, erbe fresche | Crosta fragrante e profilo aromatico pulito |
FAQ :
- Che differenza c’è tra diaframma, lombatello e bavetta?Diaframma è il muscolo del respiro, sottile e lungo; lombatello (hanger) è più spesso e raro; bavetta (flap) è ampia e morbida. Tutti amano la griglia, ma il diaframma cuoce più in fretta.
- Va sempre tolta la pellicola?Sì, la membrana esterna rende la masticazione dura. Chiedi di pulirlo al banco o rimuovila a casa tirandola via con coltello e carta assorbente.
- Meglio marinare o salare a secco?Entrambe funzionano. Salatura anticipata per gusto pieno; marinatura breve per crosta profumata e nota acida. Evita ammolli lunghi: coprono il sapore.
- A che cottura rende di più?Da al sangue a media: 50-57 °C al cuore. Così resta scioglievole. Oltre, asciuga e diventa tenace.
- Si può fare in padella o piastra?Sì. Ghisa rovente, poco olio neutro, cottura rapida e finestra aperta. Taglio controfibra come in griglia, risultato sorprendente.









