La frase risuona come un promemoria urgente su una lavagna di cucina: “Fate presto, il tempo è quasi finito”. Per la Malattia di Lafora, ogni mese senza terapia è un pezzo di futuro che scivola via. Famiglie e ricercatori corrono all’unisono dietro una terapia genica promettente, in una gara che non si gioca solo in laboratorio. Si gioca nel quotidiano, tra convulsioni, visite, e budget che finiscono prima dei giorni.
La ragazza, sedici anni, dorme sul divano dopo una notte di scosse e di luci basse per non spaventarla. Il neurologio ha parlato di “progressione”, di accumuli nel cervello, di prove cliniche che forse apriranno una porta. Il frigorifero ha un post-it scritto in stampatello: “Fate presto, il tempo è quasi finito”. L’urgenza non fa rumore, ma occupa ogni angolo. Il cane alza la testa quando scatta l’allarme del farmaco. Eppure oggi la luce è un filo più chiara. Mancano i mesi.
Quando l’orologio non aspetta: capire la Lafora per capire l’urgenza
La Malattia di Lafora è una forma rara e feroce di epilessia progressiva. Colpisce adolescenti in apparenza sanissimi, poi impila sintomi come sabbia in una clessidra: crisi miocloniche, difficoltà di memoria, cadute improvvise. La causa è una mutazione nei geni EPM2A o EPM2B/NHLRC1, che manda in tilt il modo in cui il cervello gestisce il glicogeno. **Il tempo biologico non perdona.** Gli accumuli, chiamati corpi di Lafora, si depositano come rovine nei neuroni e non sono semplici ospiti che se ne vanno da soli.
A Bari un padre ha segnato su un quaderno ogni crisi della figlia per tre mesi, con orario e durata. Una riga di numeri che fa più paura di qualsiasi referto, ma dà a medici e ricercatori un materiale vivo con cui lavorare. La prevalenza è bassa, spesso si parla di uno o due casi per milione. Per questo i registri internazionali e reti come Telethon o i centri IRCCS italiani diventano ponti: raccolgono storie, campioni biologici, tracciano una mappa. *La speranza, quando è concreta, ha l’odore dei corridoi d’ospedale.*
Gene therapy significa portare nel sistema nervoso una copia funzionante del gene, o riparare quello rotto, o modificare a monte i meccanismi che generano i corpi di Lafora. Si studiano vettori virali come AAV9 per raggiungere il cervello via intratecale o intracisternale. Ogni ipotesi ha una finestra: intervenire prima che la neurodegenerazione eroda funzioni è come mettere un fermo alla valanga. Se si arriva troppo tardi, il danno accumulato chiede un prezzo doppio. **Ogni mese perso rende la terapia più difficile, non il contrario.**
Cosa si può fare adesso: dalla stanza al laboratorio
Il primo gesto concreto è entrare in rete: iscriversi a un registro pazienti dedicato alla Lafora, inviare i dati clinici aggiornati, autorizzare l’uso anonimo per studi di storia naturale. Servono referti, fotografie dei tracciati EEG, sequenziamento genetico completo con conferma di varianti patogene. Tenere un diario delle crisi su app condivisibili aiuta a riconoscere pattern. Scrivere alle associazioni dedicate accelera il passaggio delle informazioni tra famiglie e team clinici. Un campione di sangue spedito al centro giusto vale più di mille post.
Errore comune: aspettare la “chiamata” perfetta. Le chiamate arrivano a chi è già tracciato. Chiedere al neurologo di segnalare il caso a network internazionali apre corridoi che non si vedono da fuori. Parlare con due centri, non uno, può cambiare la tempistica. Diciamoci la verità: nessuno lo fa davvero ogni giorno. Ci si stanca, si sbaglia giorno, si cancella un appuntamento. Va bene così, ripartire non è un lusso. Condividere ciò che non funziona è spesso la scorciatoia più onesta verso ciò che funziona.
Quando i protocolli si avvicinano, emergono domande che fanno tremare le mani. Chi firma per primo? Qual è la dose giusta? Cosa aspettarsi le prime settimane?
“La terapia genica per Lafora è una corsa al millimetro: bisogna arrivare presto, ma nella giusta quantità e nel posto giusto”
- Cosa chiedere al team: via di somministrazione, criteri di inclusione, monitoraggio post-dose.
- Come prepararsi: vaccinazioni aggiornate, piano per gestire crisi dopo la procedura, supporto psicologico.
- Chi coinvolgere: pediatra/neurologo di riferimento, associazione pazienti, scuola e servizi sociali.
La corsa e il margine: dove si decide il futuro
La finestra terapeutica non è un’immagine retorica. Nel cervello di un adolescente con Lafora, ogni mese definisce una nuova soglia di neuroni persi o ancora salvabili. I ricercatori lo sanno e modellano il trattamento per pesare rischi e benefici a quella data età, a quel punteggio clinico. Qui la parola “presto” smette di essere un’avvertenza e diventa un protocollo. **Nessuno vuole promesse: vogliono date.**
Intanto, l’ingegneria dei vettori avanza. Si parla di AAV con tropismo migliorato per il sistema nervoso, di promotori specifici per neuroni, di editor di base per correggere mutazioni ricorrenti. CRISPR attira i riflettori, ma non sempre è la strada più vicina: la sostituzione del gene o il silenziamento mirato del pathway del glicogeno possono arrivare prima al letto del paziente. La domanda non è “che cosa è più sexy in conferenza”, ma “cosa può entrare in clinica entro i prossimi 12-24 mesi”.
La parte che non si vede è il denaro che scade. Grant triennali, finestre regolatorie, posti in coorte limitati. Abbiamo tutti vissuto quel momento in cui il calendario comanda più del coraggio. Le famiglie organizzano raccolte, i laboratori limano dossier, gli ospedali negoziano slot in sala. **Il silenzio tra una mail e la risposta può valere un anno.** “Fate presto, il tempo è quasi finito” non è un grido vuoto: è una riga di budget, è un numero di protocollo, è un’età anagrafica che avanza.
Una strada che si apre camminando
Ci sono battaglie che si vincono solo muovendosi insieme, anche quando la meta non è ancora segnata sulla mappa. La Lafora chiede questo: azione coordinata, voci che si riconoscono, dati condivisi. Non esiste il paziente “giusto” che aspetta l’email “giusta”; esiste una comunità che prepara il terreno perché quella email abbia senso. Le storie che oggi sembrano piccole — il diario delle crisi, il consenso informato, il pack di esami base — domani diventano il motivo per cui una coorte apre. E quando si aprirà, servirà un passo pronto, uno sguardo lucido, la voglia di portare altri con sé.
| Punto chiave | Dettaglio | Interesse per il lettore |
|---|---|---|
| Finestra terapeutica | Intervenire prima della perdita funzionale marcata | Capire perché “presto” significa chance concrete |
| Reti e registri | Iscrizione a registri, condivisione dati clinici | Entrare nelle coorti che si apriranno |
| Strumenti in sviluppo | AAV, editing, sostituzione genica, studi di storia naturale | Orientarsi tra opzioni e tempistiche reali |
FAQ :
- Che cos’è la Malattia di Lafora?Una epilessia mioclonica progressiva rara, dovuta a mutazioni nei geni EPM2A o EPM2B/NHLRC1, che porta ad accumuli anomali di glicogeno nei neuroni e a un declino neurologico nel tempo.
- A che punto è la terapia genica?In fase preclinica avanzata e con preparativi per studi clinici in contesti selezionati. Si lavora su vettori AAV e strategie di correzione o sostituzione genica, oltre a vie alternative per ridurre gli accumuli.
- Chi può partecipare agli studi?Pazienti con diagnosi genetica confermata, criteri clinici definiti e disponibilità a seguire il monitoraggio. L’inclusione dipende dalla finestra di età, dallo stadio di malattia e dai parametri stabiliti dai protocolli.
- Quali sono i rischi potenziali?Reazioni immunitarie al vettore, effetti non desiderati sulla funzione neurologica, insuccesso terapeutico. I protocolli includono monitoraggi serrati e strategie di mitigazione del rischio.
- Cosa può fare una famiglia oggi?Entrare in un registro pazienti, consolidare la diagnosi genetica, tenere un diario delle crisi, contattare centri di riferimento e associazioni, preparare la documentazione clinica per future chiamate.









